Italia patria di tolleranza. Altro che «ultimi in Europa»

DI GIULIANO GUZZO

Una delle tesi che l’onorevole Alessandro Zan e, più in generale, i sostenitori del suo disegno di legge rilanciano con maggiore insistenza è quella secondo cui una norma contro l’omobitransfobia è urgente perché è «una legge che esiste in ogni paese civile dell’Europa, esiste anche in Paesi come Cipro, la Bulgaria e Montenegro ma non in Italia». Ora, l’argomento è in sé non solo molto debole – già a scuola le maestre sconsigliavano di scopiazzare dagli altri – ma addirittura falso nella misura in cui lascia intendere che sussista un legame causale tra legislazione antidiscriminatoria ed effettivo contrasto ai crimini d’odio. Ebbene, fior di rilevazioni smentiscono anzi ribaltano questa tesi, evidenziando come l’Italia sia un Paese estremamente tollerante: già oggi.

Possiamo iniziare con i dati raccolti da OSCE/ODIHR che dicono come, di crimini d’odio per orientamento sessuale ed identità di genere ogni 100.000 abitanti, nel 2019 se ne siano verificati 0,6 in Spagna, 0,9 in Finlandia, 1,4 in Belgio e un numero incredibile – 27,2 – nel Regno Unito, che pure ha la fama d’essere Paese «gay friendly». E l’Italia? Da noi, il tasso di tali crimini d’odio è assai più basso altrove: appena 0,2 ogni 100.000 abitanti. Davanti a questo dato, i sostenitori del ddl Zan potrebbero obiettare che ciò è dovuto al fatto che in Italia, assente una legge contro l’omobitransfobia, chi è vittima di crimini per orientamento sessuale li denuncia meno che altrove. Ora, a parte che trattasi di mera congettura, va detto che le citate rilevazioni trovano insospettabile conferma in altre indagini a cura di associazioni Lgbt.

Basti considerare il Global Attitudes Survey on LGBTI 2016, maxi indagine dell’ILGA – acronimo che sta per International Lesbian and Gay Association, non proprio una sigla tacciabile di omofobia – effettuata a livello globale in oltre cinquanta Stati per un totale di 96,331 persone, ha per esempio messo in luce che l’idea della punibilità dell’essere Lgbti – che dovrebbe accomunare «i più omofobi fra gli omofobi» – vede solo l’11% degli Italiani favorevoli, contro il 13% degli spagnoli, il 15% degli olandesi, il 17% dei francesi e il 22% degli inglesi. Questa indagine è interessante per almeno due motivi: perché conferma, descrivendo gli atteggiamenti, i dati OSCE/ODIHR – che invece descrivono i crimini -, e perché descrive il nostro Paese prima delle unioni civili del 2016, e quindi quando doveva essere più intollerante di oggi.

Ora, una curiosità è lecita: come mai l’Italia risulta più tollerante di altri Paesi? Posto che singoli casi di violenza e discriminazione avvengono pure qui (ma ben meno che altrove e sempre sanzionati), la spiegazione è di carattere storico e riguarda la depenalizzazione della sodomia. Nella nostra penisola, infatti, l’omosessualità fu depenalizzata nel lontano 1889, ben prima della Svizzera (1942), dell’Inghilterra (1967), dell’Austria (1971) della Norvegia (1972), della Spagna (1978), della Francia (1982), d’Israele (1988) e della Germania (1994). Nella sua svolta tollerante, la cattolica Italia, insomma, ha anticipato di oltre mezzo secolo il resto d’Europa. Ciò spiega i dati prima esposti e fa capire che non siamo noi a doverci ammodernare; semmai, son gli altri dover prender ad esempio dall’Italia. Che del ddl Zan non ha nessun bisogno.

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