L’élite globale anglosassone e la Terza Guerra mondiale?

Riceviamo e pubblichiamo questa analisi di una nostra amica ed assidua lettrice, che segue una teoria e trae conclusioni che non possiamo considerare definitive, ma degne di nota. E’ un’ opinione politicamente scorretta, con una sua logica, di cui tener conto. (Nota del Circolo Christus Rex) 

di Francesca Catanese

Carrol Quigley, professore alla Georgetown University, pubblicò nel 1966 un volume di 1348 pagine: Tragedy and Hope. Quigley non è accusabile di complottismo perché ha formato la classe dirigente angloamericana, a iniziare da Clinton. Il professore rivelava l’esistenza di una élite anglofila che puntava al dominio globale e che in parte lo aveva già conquistato. Ma prevedeva anche che, dopo il 2000, nuove forze, come la Cina, una Russia liberatasi dal Comunismo – che, dimostrava Quigley era per lo più uno strumento dell’élite globale britannica – avrebbero contrastato l’egemonia anglofila mondiale.

Sono a conoscenza delle azioni di questo network, perché l’ho studiato per vent’anni e per due anni nei primissimi anni ’60 mi è stato concesso di analizzare i suoi archivi segreti”. Samuel Huntington, con la sua teoria del conflitto di civiltà, e non di ideologie o economie in competizione, ha continuato la lezione di Quigley e ben mostra che a dispetto di quanto gli eurofili o europeisti ordoliberisti, irrecuperabili marchiati a fuoco lento da liberalismo o marxismo, possano pensare, non è l’economicismo la linea guida dell’elite anglosassone mondiale. L’ “idea anglosassone”, di cui il “socialista” Ruskin (1819-1900) e Cecil Rhodes (1853-1902) sono i battistrada, si basa infatti sul conflitto di civiltà: denaro e potere sono essi medesimi strumenti del “Clash of Civilization”. W. Cleon Skousen, agente FBI, darà alle stampe due importanti volumi, Il Capitalista nudo e Il Comunista nudo, che volgarizzavano l’insegnamento di Quigley e ben mettevano in luce come l’idea marxista comunista non fosse stata affatto un intralcio o un nemico per la fazione maggioritaria del Sistema anglofilo (1), fazione composta da famiglie di potenti banchieri (i merchants bankers londinesi, che si rappresentano tuttora come i veri statisti mondiali) di cui Harriman o ancor più Armand Hammer, intimo amico sia di Lenin sia di Stalin, per il quale l’URSS era la vera patria non gli Usa, fu insigne esponente. Per gli Imperialisti dell’Idea Anglosassone il marxismo era una prassi meccanicista e materialistica di fanatica radice Occidentalista (russofobica) che avvantaggiava nella direzione dei sette stadi, che culmina appunto nell’Impero Universale.

Nemmeno a dirlo, punto finale di tale messianismo sarebbe l’Impero bianco occidentale dell’élite anglosassone; la spiritualità russa, come si manifesta in Dostoevskij, ne Il Profeta di Puskin, nell’ideale sociale di Solzenicyn negli anni più recenti è quanto di più distante vi sia dall’Idea Anglosassone. “Ideologi” del Sistema di punta come Brezinski hanno dichiarato esplicitamente che il problema più grande, per l’Occidente anglosassone, è rappresentato ai nostri giorni dalla “Nuova Russia” ortodossa di Putin (allievo del “fascista” Ilyn, dicono i gazzettieri angloamericani) e che la soluzione sarebbe quella di frantumare in microstati regionali la Federazione Russa. Nel corso del secolo precedente gli unici statisti che sfuggirono al controllo del Sistema furono Mussolini, Hitler e l’ayatollah Khomeini. Hitler era però, nonostante la sua parziale autonomia strategica, proprio quel nemico di cui il Sistema aveva bisogno, come lo fu nel secolo precedente Napoleone.

Il Fuhrer identificò con grave limite di strategia l’élite sistemica globale con la presunta “congiura ebraica” ignorando non solo che I Protocolli dei savi anziani di Sion furono un falso fabbricato con molte verità appositamente per depistare, ma anche che Londra, che egli stesso imbevuto di anglofilia salvò dalla distruzione definitiva quando poteva assestarle il colpo di grazia, era la mente strategica dell’antifascismo mondiale e il cuore di azione della “Pilgrim Society”, che aveva al suo interno anche importanti banchieri o artisti ebrei ma che non promuoveva o non promuove la causa messianica ebraica: ma l’Idea Anglosassone (2).  Mussolini, di contro, puntando al Mediterraneo al centro ed alla grande patria di nazioni mediterranee anticomuniste e anticapitaliste unite dallo statalismo sociale anticomunismo e anticapitalista, indicando la rotta strategica nell’Oceano Indiano e nel Corno d’Africa, praticando la guerra del sangue contro l’oro anglosassone, globalizzava l’Idea geopolitica EuroAfricana contro quella anglosassone. Il Duce, nonostante l’ingenuo sabotaggio strategico dell’alleato tedesco, avrebbe infatti assestato un colpo semi-mortale al Global Britain. Churchill, membro esterno e di scarso peso della “Pilgrim Society” , fu sconfitto, deriso e emarginato dopo il 1945. Come Eden appena 8 anni dopo. Giungendo ai nostri giorni, va compreso anzitutto che il Sistema non è un monolite. Non esiste una fazione che ha la posizione di forza assoluta e definitiva. Anche nel 1939, fazioni minoritarie del Sistema, in virtù della storica fratellanza tra anglosassoni e tedeschi, non volevano la guerra globale. La parte che invece si impose (Rockfeller) utilizzò e sacrificò al fine l’azione di Churchill, che sarà poi fatto fuori da Yalta in avanti da quelli stessi che lo lanciarono in campo. Rimangono due punti interrogativi su De Gaulle e Mitterand. La loro prassi politica, come del resto quella di Craxi, andava in effettivo contrasto strategico con l’equilibrio sistemico del Global Britain o dell’Imperialismo anglo-americano. Taluni errori finali, sia del De Gaulle che del Mitterand, avrebbero però, probabilmente, compromesso il futuro della “grandeur”. La situazione geopolitica odierna, successiva alla Brexit e alla vittoria di Trump, è molto simile a quella degli anni ’70 dello scorso secolo, quando la fazione “filo-comunista” della lobby anglosassone mondiale mise in disparte la corrente più anticomunista; una fazione, minoritaria, del Gruppo Rotschild, antisovietica e anti-israeliana, veniva allora sconfitta dalla più forte fazione del Gruppo Rockfeller, storicamente filocomunista.

In Italia, in quegli stessi anni, membri dell’elite anglofila (es. Carli ed Agnelli) definivano il Partito Comunista un partito moderno che doveva affrontare la prova di governo, e spingevano in tale direzione. L’elite britannica in Italia si è sempre identificata con l’azionismo prima, con il Partito Repubblicano poi; si pensi alla sapiente tattica di un Cuccia. La DC, nonostante fosse il partito più votato, non ha mai avuto effettivo potere politico-culturale; l’antifascismo italiano si identifica con l’Azionismo tecnocratico di radice londinese. Tornando ai nostri giorni, una parte del Gruppo Rotschild appoggia il populismo e il “sovranismo” d’occidente, la restante fazione dell’elite sistemica Occidentalista lancia invece la furiosa campagna di stampa antitrumpiana– un po’ ridicola a dire il vero, se si pensa a quanto ha combinato Obama negli anni scorsi, ma Trump vuole imitarlo, come mostra il vile assassinio di Qassem Soleimani; tale frazione, che va dai Rockfeller al fanatismo progressista genderista neo-comunista, è massimamente russofobica e utilizza quindi allo scopo fenomeni mediatici come ad esempio la buona e brava Greta e le disponibili sardine. Va inoltre considerato che Soros, tra i più importanti ideologi di tale fronte, è un protetto dell’elite britannica e dell’MI6, la sua operazione di sganciamento della sterlina dal cosiddetto serpentone SME aveva la sua finalizzazione nell’idea del Global Britains, con l’UE britannizata come sua appendice. In ballo c’è quindi la conservazione della supremazia anglo-americana occidentale; gli errati calcoli della cordata Rockfeller, messi duramente alla prova dall’ascesa cinese dopo l’ingresso nel GATT e dalla rinascita della Russia grazie alla maestria tattica di Vladimir Putin, hanno finito per creare una vera e propria guerra di bande in seno all’elite mondiale anglo-americana. Il partito globale britannico – che in Cina, anche all’interno del Pcc, è tra quelli occidentali il più forte, anche alla luce della storia di Hong Kong – ha finito per riacquistare una sua gelosa autonomia e un nuovo autonomo disegno di Impero mondiale, ebrei sionisti vedono nell’ebraismo antisraeliano il primo nemico e viceversa, una parte dei Rotschild è pronta alla resa dei conti con tutto il restante Sistema come mostra proprio l’ascesa di Trump.

E infine, il Covid-19. Un caso alla luce di tutto ciò? Non diremmo proprio. Diceva il compagno Mao che “l’Uno si divide in Due”. Dalla originaria divisione, i pezzi frantumati stanno ancora vorticosamente danzando su se stessi e chi capisce che direzione potranno prendere sarà quasi sul punto d’arrivo…. L’UE è e continuerà a essere terra di conquista sino a quando potranno fare la voce grossa le piccole élite subcoloniali tedesche, proiezioni dell’imperialismo angloamericano e della democrazia imperialista anglosassone; come Italia e italiani, l’auspicio dovrebbe quindi essere quello di una sempre più accentuata proiezione mediterranea della Russia-Terza Roma, come la disegnava nella sua teoria geopolitica il più grande statista russo del’900: E. Primakov (1929-2015).

Siamo ormai, e non da un mese, nella Terza Guerra mondiale; il nemico è alle porte; ma si punta a Pechino, a Hong Kong o a Mosca?

 

NOTE:

  1. Al riguardo si consiglia anche Vodka Cola di Levinson (Vallecchi 1978).
  2. Obama, recente precedente USA, fu o iniziato alla Pilgrim Society o ne fu comunque molto vicino. Il Daesh, non sfugga, ha prosperato in tutto il Mediterraneo durante la presidenza di Obama e l’umanità tutta dovrebbe essere grata ad un eroe di stato Socialnazionale come Bashar Assad che si è impegnato in una battaglia contro il peggiore terrorismo dalle dimensioni storiche e morali. Viceversa, l’occidente non ha ancora molto del conflitto siriano.

 

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