g23 + p6L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

L’infiltrazione del modernismo nella Chiesa accadde senza che vi fosse una consistente percezione del rischio gravissimo che una visione storica deviata rappresenta per la verità cattolica, per il retto pensiero e quindi per la vita dell’intera umanità. Ciò è detto in vista del fatto che l’ipocrisia modernista di Roncalli nel campo storico, essendo stata trascurata, come riguardante la fede, è divenuta, per via della «gioviale carriera» di Roncalli, eletto al soglio papale, causa scatenante della scristianizzazione mondiale. Giudizio, che sarebbe di certo esagerato se dipendesse solo delle capacità intellettuali del personaggio; dipendeva, però, della scalata al Soglio supremo, di uno mandato per ‘variare’ ogni pensiero della Chiesa. Un deciso modernista … mascherato per ordire una commedia di aggiornamenti. Non fosse tragica, sarebbe una trama degna dal «Maestro e Margherita» di Bulgakov!

Tuttora si dice che difettino le prove per accusare Roncalli di essere modernista. Infatti, si potrebbe domandare come mai Pio XII, Tardini, Ottaviani, e altri non l`hanno avvertito, ma promosso? Come mai pochi si accorgevano di questa velata mutazione religiosa? Sì, perché tutto già indicava allora che Roncalli era modernista, ma lui doveva negarlo per assicurarsi la carriera, seguendo quanto «imparato da don Ernesto Buonaiuti» (vedi Andreotti, che parla di quell’ “unico torto di non aver saputo aspettare”). Certo è che seguiva seguire la prassi modernista, per cui la Chiesa andava cambiata insensibilmente dal suo interno, come poi avrebbe fatto, nell’ambito delle cariche che gli furono affidate. Lo avrebbe dimostrato durante tutta la sua lunga carriera, nonostante sia pure certo che abbia prestato il giuramento antimodernista e del Papa, quando insediato. Si tratterebbe di spergiuri in questioni di fede aggravati dal tradimento modernista che scomunica un cattolico. Sufficiente per squalificare chiunque, ma tanto più per silurare un falso papabile, lasciamo stare una canonizzazione!

Anthony Burgess, di formazione cattolica, degli anni ‘80 aveva fatto un’analisi, pubblicata già nel 1980 su «Il Tempo» di Roma (vedi pure https://rtraba.files.wordpress.com/2015/04/clockwork_condition.pdf ), sul pelagianesimo di Giovanni 23. Questa analisi (de il Tempo), a detta del suo autore, è giunta alla Congregazione per la causa dei santi in Vaticano ed è stata allegata al dossier dell’«avvocato del diavolo» come argomento contrario alla sua beatificazione. Roncalli, sosteneva il Burgess, rinnovando l’eresia di Pelagio, credeva che l’uomo portasse in sé la forza di auto-redimersi, evolvendo nella conoscenza e raggiungendo la verità pur senza la grazia divina. Tal eresia, prosegue quell’autore, introdotta nella Chiesa di Roma, alterò la vita morale del mondo. Burgess illustra la sua tesi anche attraverso un personaggio del suo libro, «Gli strumenti delle tenebre», (Rizzoli,1983) che pone la mentalità di Roncalli e pure di Montini, nel personaggio in contrasto con la credenza di un cattolico che gran peccatore, era però cosciente dell’esistenza del suo male originale.

Era quindi falsa la bontà umana di Roncalli che predicava l’uomo nato buono. Una bontà che urta con la dottrina cattolica del peccato originale, per sposarsi col mito del “buon selvaggio” illuminista di Rousseau. Tale “bontà” è, essa stessa, il male che fa di questo secolo, dal punto di vista dell’affermazione del male, il più terribile di tutti… e di Roncalli “il più pericoloso prodotto del secolo; più di Hitler”! Curioso che quest’accusa, che pare oggi tanto esagerata quanto impopolare, venisse da un famoso autore mondano di lontana formazione cattolica, ma comunque legato alla logica cattolica secondo la quale anche piccole deviazione mentali dalla verità possono causare mali enormi. E ciò in proporzione del potere di chi le attua; nel caso di chi occupa la cattedra di Pietro, che diviene vettore di supreme deviazioni. Quest’autore famoso lo riconosceva e testimoniava ovunque. Ho la sua intervista anche a un giornale brasiliano («O Estado de S. Paulo», 10.1.1982, e altri quotidiani del mondo), rischiando la sua popolarità, mentre i grandi prelati tacevano.

È il mistero che avvolge, dal tempo successivo a San Pio X, il grande apparato clericale vaticano. O era incapace d’identificare un chierico che durante la sua vita religiosa aveva dimostrato idee naturaliste, pelagiane e moderniste, o era esso stesso infiltrato da tali idee ( ), . Solo per una di queste ragioni avrebbe potuto tralasciare un grave sospetto di spergiuro in questioni di fede. Infatti, prima si favorì la nomina di tale chierico a nunzio, una nomina che implicava la veste di vescovo, e di patriarca e cardinale, reso dunque candidato a essere supremo maestro visibile della Chiesa, e poi, mantenne la riverenza a tale chierico che, eletto, rovinò la Chiesa con la sua «nuova pentecoste».

Lo stesso libro di Andreotti (I quattro del Gesù) si chiude con l’intervento di Giovanni 23 diretto alla causa di beatificazione del card. Andrea Ferrari, ritenuto modernizzante. Lo ha fatto con una frase tipica della sua estro di giudizio, aliena alle questioni di fede: “Se Pio X aveva una statura di santità di un metro, il Cardinal Ferrari l’aveva di quattro metri”. Tale misurazione orizzontale della santità fu conclusa da Giovanni Paolo 2º, aggiungendo solennemente a Ferrari anche Roncalli. Ecco la carriera di chi è stato incredibilmente beatificato per la sua «opera» di chilometrica «bontà ecumenista»! (* “L’Oecumenisme vu par un Franc-Maçon de Tradition”, Vitiano, Parigi, 1964 (con dedica “alla memoria di Angelo Roncalli…” Al Padre di tutti i Cristiani, all’Amico di tutti gli Uomini. Al suo Augusto continuatore, S. S. Papa Paolo VI; “Giovanni XXIII”, nel ricordo di mons. Loris F. Capovilla. Intervista di Marco Roncalli, con documenti inediti. San Paolo, Cinisello Balsamo, 1994, pp. 87 e 117.)

Eppure Gesù ha detto: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo proselito e, ottenutolo, lo rendete figlio della Geenna il doppio di voi ” (Mt 23, 15). Costoro vantano abbondanza di una gran «bontà ecumenista», ma proprio per estinguere ogni proselitismo. Giovanni Paolo 2º portò tre volte al Brasile cattolico il suo verbo conciliare, perfino simpatico al vodù, ma a ogni volta le sette si erano moltiplicate a dismisura. Si è visto che il professore filo modernista Angelo Roncalli, da quanto scrisse Andreotti, aveva molto imparato da don Ernesto [il Buonaiuti, che fu scomunicato]. Costui ebbe l’unico «torto» di non aver saputo aspettare l’evolversi dei tempi. Roncalli, invece, imparò allora ad aspettare la sua ora lavorando per la propria carriera. Ciò perché doveva superare la tappa di professore di storia a lui interdetta poiché sospetto di modernismo. Il trionfo di quest’eresia dipendeva dalla furbizia dei suoi addetti, visti come pragmatisti: “i modernisti, simpatizzando con i positivisti, con i pragmatisti e con gli empiristi di ogni risma … cadranno nell’agnosticismo e nello scetticismo.

Per costoro non è più l’uomo che a dover ascoltare Dio, ma l’uomo da moderno, finalmente adulto ed emancipato, trovare la divinità che preferisce, anche nelle macumbe. Insomma i culti del «pitone» ossia della «vecchia serpente» del sussurro originale o del sarete come dèi, culti del mondo per cui sarebbe l’uomo capace della sintesi del bene e del male, della tesi e dell’antitesi di hegeliana memoria, di roncalliana incubazione e di di ratzingeriana attuazione. La loro «nuova pentecoste» unì un mondo clericale secondo il pensiero della dignità dell’uomo, nuovo liberatore e salvatore – come Dio. E poiché la società umana si fonda comunque su un culto, le «liberazioni conciliari» concorsero al culto democratico di cui la «confusione europea unita» è torvo esempio della sua falsa filosofia. L’inversione consistente nel abbandonare il culto trascendente, che è quello cristiano, per assumere dei «culti» immanenti nell’uomo evoluto e emancipato, capace di giudizi su Dio! Che altro è il «diritto alla libertà di coscienza e di religione», della «Dignitatis humanae» del Vaticano 2?

E qui siamo al peggior delinquente visto dal grande Chesterton.

“Oggi il criminale più pericoloso è il filosofo moderno, emancipatosi da ogni legge”; a questo lo scrittore francese Jean Madiran aggiunge, quanto all’alienazione operata dalla rivoluzione conciliare del Vaticano II: “(emancipatosi) dalla legge di Dio che è il Vangelo, ed pure dalla legge naturale che è il Decalogo”; e continua: “La filosofia moderna non è, in essenza, una filosofia, è un atteggiamento religioso a livello della religione naturale, una contro-religione naturale, l’opposto dei primi quattro comandamenti del Decalogo; […] La formidabile eresia del XX secolo consiste nell’affermare cose che non sono vere in nessun ordine reale, in nessun dominio dell’essere, che sembrano vere solo nell’ambito della filosofia moderna e specialmente marxista, e che fuor da codeste farneticazioni ideologiche non hanno né una realtà, né un senso” (L’eresia del XX secolo, Volpe, Roma, 1972).

Infatti, la «filosofia modernista» consiste in una negazione dell’assoluto giustamente nell’ ambito della Religione, che vorrebbero umanizzata per comprenderla. Accettano, perciò, tutto quanto dettano i nuovi tempi e per converso negano quanto è dogmatico e definito. Ma qui c’è da individuare quella colpa, che il magistero già definì come sintesi di eresie, che consiste nel rifiuto ostinato degli aiuti portati con chiari segni d’essere disegno divino.

Siamo al contrasto senza attenuanti, viscerale, dei modernisti contro Fatima nel senso di negare o riciclare il suo Messaggio a favore de i loro ottimisti progetti conciliari.

Il precedente articolo ‘L’ ULTIMA RIVOLUZIONE SARÀ DELL’INGANNO PER RIPUDIARE OGNI PRESENZA DIVINA’, tratta del deliberato ripudio della Profezia di Fatima che, oggi si sa, era proprio nel senso di far «innanzi tutto comprendere a fondo le realtà in cui siamo immersi», che è necessario per il trionfo del Regno di Dio, secondo insegnato da Sant’Ignazio di Loiola, che aggiungeva: « Il mondo non è altro che la rappresentazione di due forze in conflitto tra loro: Dio, che vuole salvare ogni uomo, e Satana, che vuole impedire tale evento e che cerca con ogni mezzo d’ingannare, fuorviare l’uomo». È proprio questo il contenuto del Messaggio della Madre di Dio trasmesso a suor Lucia nella sua intervista con il Padre Fuentes. Rivediamone una parte:

“Ci avviciniamo agli ultimi tempi” – me lo ha detto tre volte la Madonna. Prima affermò che il  demonio  ha  ingaggiato  una  lotta  decisiva,  cioè finale, dalla quale uno dei due uscirà vittorioso o sconfitto: o siamo con Dio o siamo col demonio. La seconda volta mi ha ripetuto che i rimedi ultimi dati al mondo sono:  il Santo Rosario e la devozione al Cuore Immacolato di Maria. La  terza volta mi disse che, esauriti  gli altri  mezzi disprezzati dagli uomini, ci offre con tremore l’ultima ancora di salvezza: la SS. Vergine in Persona, Sue numerose apparizioni, lacrime, messaggi di veggenti ovunque nel mondo; che, se non l’ascoltiamo e continueremo l’offesa, non saremo più perdonati, perché sarà come rifiutare coscientemente la salvezza che ci viene offerta, ciò che è denominato nel Vangelo peccato contro lo Spirito Santo …

Adesso consideriamo: se la Madre di Dio trasmetteva nell’intervista di Lucia a Padre Fuentes parole di grande tristezza per la perdizione di molte anime consacrate, che pensare dei loro superiori, che censuravano queste parole? Perché il loro pensiero era deviato da piani pastorali di una Dottrina svincolata dalla Tradizione e di una misericordia tutta fatta di ottimismo. Il «neo eletto papa Roncalli» diceva loro che l’uomo è buono e la Chiesa non ha nemici! Con ciò svelava la sua identità di sommo nemico. A ostacolare l’offerta di salvezza è proprio chi si presenta nella Sede della Verità! Quale castigo spirituale senza precedenti! E l’inganno è di tale monta, che i successori di Roncalli, Giovanni 23, hanno continuato e rinforzato la sua opera appena abbozzata per l’«aggiornamento» e apertura della Chiesa al modernismo e a tutto il resto fino alla loro «beatificazione» e «canonizzazione» e alla saga innominabile di un Bergoglio.

Eppure, il mondo cattolico aveva già il gran segno che denunciavano i peggiori mali: quel rifiuto del Messaggio e delle richieste di Fatima. Se prima ciò si era già verificato in parte con i tre Papi di Fatima, alla morte dell’ultimo di questi, Pio XII, sarebbe il Papato stesso a subire una lunga e tenebrosa «liquidazione» che perdura. Ma tutto con l’aggravante dell’inganno incommensurabile di sembrare regolarmente occupato; sì, dagli anticristi che lo affossano.

Ribadiamo: ciò occorre da lungo tempo, ma non per mancanza di segnali e avvisi. Prima per il modo come hanno trattato tutto quanto riguarda la vera Dottrina e la Tradizione, poi per il modo come trattano Fatima; la segnalata solerzia dei capi, che nei luoghi delle apparizioni curano le adunate e gli introiti, ma offuscando il Messaggio. La Vergine Madre sarebbe apparsa solo per chiedere preghiera. Con ciò ha fatto la sua parte, come diceva di Gesù il Grande Inquisitore di Dostojevskij. In seguito spetta ai grandi sacerdoti guidare il popolo, secondo i «segni dei tempi» svelati magari da sociologie moderne secondo i bisogni del mondo; la piattaforma del Vaticano 2, che ha svuotato le chiese e popolato le sette.

La Provvidenza divina permise che Wojtyla, GP 2º, con un passo falso pubblicasse il Terzo Segreto per acquisirlo a favore della sua causa di santo martire. Ma come non fu modificato in tal senso il testo autentico pubblicato riguarda ben altro: “il Santo Padre” e vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni.”

Questo quadro simbolico del lento crollo della Cristianità era già più chiaro nel 1960. Poi si è vista la persecuzione nell’isolamento e nella «morte civile» di tantissimi cattolici, vescovi, sacerdoti e laici della Tradizione in tutto il mondo, inclusa Suor Lucia.

La contrapposizione tra le due parti segnalate nelle parole della Madre di Dio iniziata in quel tempo, dura fino ad oggi; o siamo con Dio o col demonio. O penitenti e supplicanti il ritorno del Papa fedele per il trionfo del Regno di Cristo, e allora inclusi nel Segreto di Fatima, o alieni al lavorio dei demolitore del disegno del Signore per la salvezza nella sola Fede cattolica, e allora ecumenismi compiacenti con i potenti del mondo e il suo principe.

Che il Signore ci aiuti a meritare di perseverare nella testimonianza del Suo volere.